Il congedo parentale alla luce delle ultime novità

Consuelo Ziggiotto e Salvatore Cicale

Premessa

È il terzo anno di fila che la Legge di Bilancio interviene sul Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, arricchendo il trattamento economico del congedo parentale con l’evidente obiettivo di dare una spinta alla genitorialità.

La Manovra 2023, elevando all’80% l’indennità di 1 mese di congedo parentale, non ha sortito effetto nel pubblico impiego perché il dipendente pubblico già godeva del trattamento economico di miglior favore dei primi 30 giorni di congedo parentale che restano retribuiti per intero ove goduti entro i 12 anni di vita del figlio. Il beneficio, da quel momento in avanti, lo ha avvertito il lavoratore privato che godeva, prima di quel momento, della sola indennità al 30% di congedo parentale.

Nel 2024 una seconda freccia scoccata dal legislatore, ha elevato l’indennità di un ulteriore mese di congedo parentale: all’80% per il solo anno 2024, che sarebbe scesa al 60% nel 2025 (indennità alternativa tra i genitori e accessibile solo se il congedo fruito entro i 6 anni del figlio). Il regime transitorio ha previsto l’applicazione del nuovo beneficio (Manovra 2024) solo ai genitori che hanno terminato i congedi obbligatori dal 1° gennaio 2024 in avanti.

Infine, la Legge di Bilancio 2025 è intervenuta su due fronti: da un lato ha stabilizzato l’importo dell’indennità del secondo mese all’80% (non si è assistito all’abbassamento dell’indennità al 60% come originariamente previsto dalla Manovra 2024) per i genitori che hanno concluso i congedi obbligatori dal 1° gennaio 2024 e, dall’altro, ha introdotto un terzo mese indennizzato all’80%, da godersi in via alternativa tra i genitori ed entro i 6 anni del figlio, a tutti i genitori che concludono i congedi obbligatori dal 1° gennaio 2025.

Tutto facile o quasi…

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